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Quel filo sottile che ci lega alla vita.


Insonne è questa mia notte, Giuseppe.
La tua lo è ancor di più amico mio, ne son certo.
Lenta, quasi immobile, non scorre.
Non conta più i battiti dei suoi secondi.
Solo piccoli passi accennati
che sembrano abissi profondi.
Passi che conducono ad un’alba
che sembra allontanarsi sempre di più.
Passi impercettibili e intrisi di dolore,
dentro le ore che si rifugiano nei ricordi.
Fino all’attimo prima.
Fino a qual “ciao papà vado, a dopo”.
Fino all’ultimo incrociare dei vostri occhi
al sorriso accennato, all’orgoglio del tuo sguardo
per quel figlio bambino ormai cresciuto.
Per allontanare Il ricordo di quelle lamiere contorte
che non ci lascia cadere nel sonno dell’oblio
in cui vorremmo tutti noi sprofondare
per svegliarci e scoprire che è stato solo un brutto sogno.
Ma l’odore stantio di quell’acciaio rovente
gela l’anima. tormenta la mente
quell’odore aspro e ardente
copre il fresco profumo della sua giovinezza
che sa di lavanda e di gelsomino.
di sogni sognati con passione e dolcezza
 
Come ragni ostinati, senza sosta
cerchiamo di tessere una trama di speranza
con un filo sottile, invisibile e resistente.
Una rete di energia vitale e potente
che intrecciamo e rinforziamo
con la fede che, in questi nefasti momenti
ci viene a sorreggere
e diviene rifugio sicuro, uno scoglio imponente.
 
Così nasce la nostra preghiera.
Ascoltala Anastasia,
ascolta le nostre parole
che si alzano fino al cielo
insieme a quelle di mille altri amici
si annodano come in un antico telaio
tessendo quella preziosa tela
che fa di tutti noi una comunità
che unita, a te si rivolge speranzosa.
Tu che sei l’emblema della nostra città,
il collante tra il passato e il futuro,
il ponte tra il terreno e il divino,
resta accanto a Francesco e ai suoi cari,
affinché questo buio momento possa,
con la tua luce, diventare un’alba.
 
L’alba d un giorno normale,
che spenga l’incubo di questa notte
e sia ristoro dopo tanto dolore
 
Caro Giuseppe,
la morte, lo so, sta in agguato
ogni istante, come sempre.
Come un mendicante
che trova sollievo solo nel nostro patire,
punta le sue prede e attende
avanza con piccoli passi, lentamente
in attesa dell’ultimo balzo felino.
Ci avvicina sperando nella nostra resa.
Ma noi non ci arrendiamo,
e non ci arrenderemo.
 
Non ti arrendere Francesco.
Sbandiera magistralmente,
come sai fare tu, la bandiera della vita.
Lancia in alto fino al cielo
la tua voglia di vivere.
Esibisciti davanti a lei Anastasia
e trasforma in preghiera
questo drappo di speranza
che stiamo tessendo per te tutti insieme 
 
Caro Giuseppe,
dolorosa è questa notte
per te amico mio,
Ma non sei solo nel dolore
siamo tutti accanto a te.
E il dolore ha una sposa preziosa.
come preziosa e per te Antonella
e si chiama Speranza,
la speranza ostinata che con la fede diventa certezza
 
Quel filo sottile che ci lega alla vita.
Un filo resistente di speranza infinita

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